RETINOPATIA DEL PREMATURO

La retinopatia del prematuro (spesso indicata con il termine ROP, dall’inglese Retinopathy Of Prematurity) consiste nella proliferazione di vasi retinici anomali in occhi di neonati. La ROP è particolarmente frequente nei neonati con peso alla nascita inferiore ai 1500 grammi ed in quelli che sono stati sottoposti ad ossigenoterapia per periodi superiori ai 50 giorni.

Gli stadi della ROP

Per quanto schematica, la stadiazione della ROP è importante perché rappresenta la base delle prospettive prognostiche e dei protocolli di trattamento.

Classicamente si distinguono 5 stadi e 3 zone:

Fortunatamente, oltre il 90% dei neonati con ROP raggiunge lo stadio cicatriziale senza profonde conseguenze sulla capacità visiva. E’ tuttavia necessario sorvegliare con attenzione questi pazienti, poichè le sequele meno gravi della ROP rappresentano un fattore predisponente per il distacco di retina nella seconda e terza decade di vita.

Il trattamento

In base a quanto sopra, si comprende come non tutte le forme di ROP devono essere trattate: esistono in proposito linee-guida e protocolli internazionali, che attualmente indicano quale limite-soglia per il trattamento una ROP stadio 2 molto estesa.

In questi casi, il trattamento mira innanzitutto alla eliminazione dello stimolo neovascolare attraverso la “distruzione” della retina ischemica. Ciò può essere ottenuto mediante due metodiche differenti, ovvero la fotocoagulazione laser ed il criotrattamento, che in alcuni casi possono essere combinate.

La comparsa di un distacco di retina (stadi 4 e 5) richiede un trattamento immediato, poiché la progressione è solitamente molto rapida. Le forme lievi possono essere trattate ab-externo, mediante il cerchiaggio episclerale, con buoni risultati.

Nelle forme gravi (stadio 5), ovvero quando la chirurgia episclerale ha fallito, è necessario ricorrere alla chirurgia ab-interno. Si esegue una meticolosa vitrectomia, con lo scopo di rimuovere quanto più possibile le membrane fibrovascolari e riattaccare della retina. Nonostante le difficoltà tecniche e le elevate possibilità di riproliferazione, le percentuali di successo anatomico sono in aumento; a fronte di ciò, purtroppo, i risultati visivi sono spesso deludenti. Tuttavia, se vi è indicazione, si dovrebbe eseguire l’intervento: il conseguimento di una acuità visiva pari al movimento della mano consente a molti di questi pazienti di muoversi e di camminare.